ALCI DI POGGIO A CAIANO (GLI)

Numero Libretto: 3943

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno: 2010
Autore: PRATILLI CASCIO GIOV
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: DRAMMATICO
Note: <p> CON MUSICHE</p>
Introduzione: <p> In questa pièce palpita la cronaca di un giorno assai fosco per il Granducato<br /> di Toscana, quando Francesco I dei Medici e un suo ospite ostile, il cardinale Ferdinando, suo fratello, si sedettero a banchetto, per un’ultima volta insieme, a consumare una cena destinata nei secoli a restare, più che oscura, occulta.<br /> Nel riproporre quella cena, ho cercato di attenermi il più possibile ai documenti coevi che ce ne parlano, ma l’assurdità di troppe affermazioni<br /> illogiche in essi contenute smaschera le reticenze e le distorsioni imposte<br /> da un timore reverenziale verso il temibile cardinale: quel Ferdinando che,<br /> appena divenuto terzo granduca di Toscana, non esitò a incarcerare un suo<br /> stesso amico, Gianvettorio Soderini. reo unicamente di aver affidato alle<br /> carte una cronaca (tra l’altro “addomesticata”) di quella cena.<br /> Per questo, pur nella massima attenzione prestata ai documenti originali,<br /> me ne sono tuttavia allontanato le volte in cui un’intrinseca contraddizione<br /> balzasse agli occhi. E ancora, per la necessità di sintesi che esige il<br /> palcoscenico, ho in qualche caso mutato la sequenza temporale di qualche<br /> accadimento. Così la presentazione degli alci al piccolo Don Antonio. in<br /> realtà avvenuta qualche giorno prima dell’8 ottobre, ha qui sostituito un<br /> pomeriggio che Francesco (già febbricitante) passò invece in mezzo ai suoi<br /> boscaioli, mentre tagliavano alcuni alberi in campagna. E,sempre incalzato<br /> dalla stessa necessità, ho omesso dal banchetto quel ristretto numero di<br /> commensali che le cronache ci riferiscono esservi stati, così come ho<br /> saltato la partita che Francesco giocò a carte dopo cena, intorno alle undici,<br /> col conte di San Secondo.<br /> Ad alcuni personaggi di coloritura ho voluto imprimere il crisma di un certo simbolismo, come nel caso del giardiniere, che invita il granduca ad andare a vedere un ippocastano (la “castagna cavallina” dal frutto spinoso e pungente), come se lo spronasse a prendere coscienza dell’insidia incombente. Il granduca, la cui mente continua a perdersi dietro i gelsomini (simbolo di un Rinascimento ormai moribondo) non gli dà ascolto, e soccombe.<br /> L’arbitrio più consistente l’ho preso, comunque, nel ricostruire i dialoghi<br /> tra il granduca e il fratello cardinale, e tra il cardinale e la Bianca, dialoghi che nessuna cronaca potrà mai restituirci. Io li ho immaginati così, come li ho descritti, fondandomi sull’osservazione di diversi fatti, anteriori e<br /> posteriori a quella fatidica giornata. In particolare, nel dialogo che precede<br /> la cena, Bianca e Ferdinando si danno del Lei, ma dopo la prima crisi di Francesco passano a darsi dei tu: la Bianca per lo sgomento che la spinge<br /> a superare l’etichetta di corte, e il cardinale perché, sentendosi ormai vincitore, abbassa la soglia dei rispetto.<br /> Il fatto che Francesco ormai morente, la mattina del 19 ottobre, chiamasse<br /> al suo capezzale il fratello, per raccomandargli la moglie e ii figliolo, va<br /> per me interpretato come un’accorata preghiera del vinto al vincitore, che<br /> risparmi almeno i suoi cari, e non come una persistente cieca incomprensione<br /> del subdolo fratricidio perpetrato cinicamente con un avvelenamento (probabilmente da arsenico) iniziato sei mesi prima e conclusosi con il<br /> colpo di grazia inferto a quella cena.</p>
Personaggi Uomini: 12
Personaggi Donne: 5
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 17

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