AUNG SAN SUU KYI

Numero Libretto: 3992

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno:
Autore: BOGGIO MARICLA
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 6
Traduzione:
Genere: MONOLOGO
Note:
Introduzione: <p> AUNG SAN SUU KYI<br /> Un progetto dl Manda Bogglo<br /> insieme a Alberto Bassetti, Augusto Bianchi Rizzi, Fortunato Calvino, Vittorio Franceschi,Stefania Porrino.</p> <p>PER AUNG SAN SUU KYI</p> <p>Il testo è composto da sei monologhi di cui è protagonista Aung San Suu Kyi scritti da Maricla Boggio e da cinque testi di altrettanti autori – Augusto Bianchi Rizzi. Fortunato Calvino, Alberto Bassetti, Stefania Porrino, Vittorio Franceschi — che si riallacciano ai monologhi di Aung San Suu Kyl con riferimento ai temi da lei esposti, ma rivissuti in paesi diversi. L ‘insieme della rappresentazione è un omaggio a questa donna Premio Nobel per la Pace che un gruppo di autori italiani ha voluto scrivere confrontando il vissuto di Aung San Suu Kyi prigioniera in Birmania per decenni, con situazioni e momenti dell‘attuale nostra società, anch‘essa continuamente assoggettata alla violenza.</p> <p>AUNG SAN SUU KIY di Maricla Boggio</p> <p>insieme a</p> <p>Alberto Bassetti. Augusto Bianchi Rizzi, Fortunato Calvino, Vittorio Franceschi,</p> <p>Stefania Porrino</p> <p>Da anni seguo Aung San Suu Kiy, che riunisce in sé i caratteri di una leader coraggiosa nel sostenere la causa della libertà del popolo birmano a prezzo di una lunga prigionia con quelli di una donna ricca di sentimenti familiari, che non ha esitato a sacrificare per non venir meno al compito che si è prefissa, di portare il suo Paese alla democrazia.<br /> Il comportamento di Aung San Suu Kiy esula da quelli di personalità politiche, anche femminili, che hanno speso la vita per riscattare il loro popolo da schiavitù, povertà, dittature. Aung è una donna che dialoga a tu per tu con le persone, entrando nella loro vita, immedesimandosi nelle loro necessità. Certo è<br /> in grado di tener testa alle personalità politiche che le sono nemiche, ma la sua singolarità emerge soprattutto dalla condivisione dei comportamenti quotidiani che la mostrano sorella della sua gente. Attraverso le lettere che ha scritto dedicandole al suo popolo, comincia raccontando di suoi sentimenti privati — la gioia per b nascita di un bambino, il confortevole contatto con la trapuntina ereditata dalla madre e così via – per arrivare a riflettere sulla miseria di quanti devono allevare i figli senza le dovute cure mediche, senza i mezzi necessari alla loro crescita; così come dopo il rassicurante senso di calore e comodità che potrebbe avere lei, nella sua casa pur controllata dalle guardie, va con il pensiero ai tanti suoi compagni che patiscono il freddo in carcere, e rifiuta ogni comodità se non saranno anch’essi messi in condizioni più umane. Aung si mette a livello della gente, e soffre con lei.<br /> Da questo fine tessuto narrativo, che emerge dalle tante lettere da lei dedicate al suo popolo, viene scandita una successione di temi che descrivono la vita del popolo birmano in rapporto con la sua eroina. Io ne ho fatto degli interventi in cui Aung appare protagonista di un realtà complessa e sofferta.<br /> Ho voluto poi sollecitare alcuni autori fra i più affermati e partecipi delle tematiche di impegno attuale in Italia, oltre che di alto profilo drammaturgico, perché scrivessero un loro testo dedicandolo ad Aung San Suu Kiy, attraverso temi che ne costituissero un parallelo nell’analogia delle situazioni, in piena libertà rispetto alla protagonista. al tempo stesso stabilendo con lei un legame ideale, di condivisione.<br /> Ecco allora il concitato e sognante monologare di un prigioniero assorto fra il ricordo del passato e l’incertezza onirica del presente — Vittorio Franceschi -; ecco la rievocazione popolata di fantasmi delle due sorelle a cui sono stati uccisi i genitori in un campo di sterminio, fino a un consolatorio riconoscimento di possibile riscatto — Stefania Porrino -; ecco un rievocare fra il sogno e la veglia della donna vedova del suo grande amore, in dialogo con lui — Alberto Bassetti -; ecco una testimonianza a constatare di persona delle tremende difficoltà esistenziali da parte di chi si oppone al regime che Aung nella sua prigionia combatte — Augusto Bianchi Rizzi -; ecco ancora la donna delle terre trafitte dalle guerre che si vede sottrarre il figlio dai soldati che ne fanno un soldato bambino, rubandogli il diritto all’infanzia, fino a che l’ormai distrutto ragazzo non tornerà a casa — Fortunato Calvino, che firma anche la regia del complesso lavoro.<br /> Ho voluto portare, attraverso il teatro che è metafora di vita, un contributo a una causa di libertà sostenuta da una donna che ebbe il Premio Nobel per la Pace per questa sua battaglia. Realizzare con sei autori un testo, ciascuno con la sua autonomia drammaturgica è stata un’operazione che ho realizzato con piacere e convinzione, e a cui Fortunato Calvino ha dato entusiastico e sapiente appoggio.</p> <p>Maricla Boggio</p> <p>Da RIDOTTO n 6 Giugno2014</p>
Personaggi Uomini: 2
Personaggi Donne: 4
Bambini: 0
Comparse: 0
Totale personaggi: 6

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