CONSEGNA (LA)

Numero Libretto: 3759

Formato: cartaceo
Numero Atti: 1
Anno: 2011
Autore: MANCUSO ANGELO
Lingua: ITALIANO
Dialetto: ITALIANO
Quadri: 1
Traduzione:
Genere: DRAMMATICO
Note:
Introduzione: <p> Nota dell’autore<br /> Questo testo nasce dalla sollecitazione emotiva di un fatto di cronaca realmente accaduto in una città della Sicilia orientale. Ma sarebbe potuto accadere, e forse ancora accade, in qualsiasi altra città d’Italia<br /> e del mondo dove alligna la venefica pianta della criminalità organizzata. Un giovane, malavitoso suo malgrado, nato e vissuto in una famiglia mafiosa, è costretto a subire, fin dall’infanzia, l’educazione e le re-<br /> gole ferree dell’obbedienza imposte dal padre, esponente di spicco di una Cosca locale.<br /> Ma dopo l’assassinio del padre, entra in una profonda crisi di coscienza e decide di collaborare con la Giustizia. La notizia viene a conoscenza del Boss locale che induce la madre a consegnargli il figlio, non ancora sotto sorveglianza, per eliminarlo. E la madre, complice il figlio minore, glielo “consegna” senza alcuna remora morale.<br /> Questo il fatto.<br /> Trasferirlo in scena non mi è stato facile. Avvertivo il rischio di cadere negli eccessi della drammatizzazione urlata e dell’enfasi retorica, tanto in voga oggi. Ed ho accettato la sfida solo quando, al termine di una lunga sedimentazione, ho sentito crescere lentamente, dentro di me, questi quattro personaggi nella dimensione, brutale e inconsapevole, della loro vita ; dandogli voci e gesti abituali all’interno di un contesto irragionevole e improponibile, dove la violenza e l’assenza di elementari valori umani e civili, prevalgono come normalità quotidiana. Sono stato, a lungo, indeciso se adoperare, in alcune scene, la lingua dialettale oppure no. Nella prima stesura, in effetti, avevo fatto uso del dialetto siciliano in tutti i dialoghi tra Agata, Alfio e Zio Calò ;<br /> ed, in larga parte, anche nella parlata di Turi. Ma nel rileggere il testo mi sono sorte parecchie perplessità. Ho scelto, alla fine, la lingua italiana per una ragione mollo semplice. Oggi la “Cosa nostra” (mafia,<br /> camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, stiddari, eco.) non ha più o soltanto una connotazione territoriale, ma ha finito per diffondersi e penetrare ovunque, avendo acquisito nel tempo le dimensioni economiche e finanziarie di una Multinazionale del crimine. Cooptando e corrompendo vasti celi sociali, professionali, politici, burocratici e tecnici insospettabili. Ho creduto, perciò, più consono ed opportuno utilizzare la lingua italiana, perché generalmente comprensibile a tutti. Un’ultima annotazione. È ovviamente affidata alla libera scelta del regista la facoltà di ricorrere, qualora particolari esigenze di resa teatrale lo richiedano, all’uso della lingua dialettale che più si ritiene appropriata al contesto locale.<br /> Nota dell’editore<br /> Il testo che qui pubblichiamo è parte di una trilogia dedicata alle donne di mafia, comprendente anche “Il rifiuto” e “Madre sicana”. Si tratta di testi in cui l’autore ha voluto interrogarsi su aspetti poco indagati solitamente dalla cronaca di mafia e anche dalla storia. Il punto di vista è quello antropologico, individuale, dei protagonisti diretti, i “picciotti” e le loro mogli, madri, sorelle. L’autore cerca una difficile immedesimazione con la psicologia dei personaggi. Le donne sono spesso vittime, ma non meno degli uomini, di una logica che tende a schiacciare l’individuo nell’esigenza di salvaguardare il “sistema” mafioso, basato su una rigida gerarchia di potere. Chi non si piega, chi non si adatta al ruolo assegnato viene espulso, eliminato.<br /> Una prospettiva interessante, dunque, che illumina il pensare mafioso, ma tiene desta l’attenzione lasciandoci intendere che ovunque alligni una logica simile, alligna la mafia.</p> <p>Da SIPARIO n.734-735 anno 2011</p>
Personaggi Uomini: 3
Personaggi Donne: 2
Bambini: 0
Comparse: 1
Totale personaggi: 6

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